Nei tantissimi momenti dedicati all’ascolto abbiamo potuto condividere le diverse problematiche che rendono faticosa la quotidianità delle famiglie che incontriamo. Ciascuna di loro, oltre allo sforzo per provvedere ai bisogni primari, affronta le preoccupazioni di ogni giorno con un senso di solitudine, di impotenza e spesso di sconfitta...
Questo ci ha fatto spesso riflettere sul grande bisogno di “umanità”, di tenerezza e rispetto verso chi ci chiede aiuto e sta cercando un motivo per continuare a sperare. Saper ascoltare e accogliere con rispetto i bisogni dell’altro ci offre inoltre la possibilità di far accettare anche la parte “scomoda” dell’aiuto, ovvero quella che, dopo la comprensione, chiede l’impegno a fare scelte “nuove” e più utili alla soluzione del bisogno stesso.
Questo atteggiamento è alla base della relazione d’aiuto, alla quale i volontari del sostegno sono stati preparati attraverso corsi specifici e che viene ripresa nella gestione della quotidianità al CAV, ma che non può esaurirsi con una preparazione teorica.
L’efficacia del lavoro nel volontariato, in particolare nel volontariato come il nostro che è rivolto all’accoglienza, non può prescindere da un’autentica passione per le persone, dall’interesse per le storie incontrate e dalla capacità di aver cura delle emozioni dell’altro anche quando sono lontane dall’esperienza di chi ascolta.
E’ questa per noi la vera accoglienza…. Quella capace di fare sentire meno soli e che consente di costruire un reale rapporto di fiducia. Prima degli aiuti materiali, ogni persona ha bisogno di essere e sentirsi riconosciuta come tale.